lunedì 4 giugno 2012

Perchè?



Uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli insegnava loro.

Dopo la lunga pausa della Quaresima e della Pasqua, torniamo a Marco e al suo vangelo. Andiamo anche noi con la folla lungo il mare per sentire cosa Gesù ha da insegnare.
L’avevamo lasciato a Cafarnao, dopo la guarigione del paralitico, che al di là del miracolo in sé conteneva anche alcune domande riguardanti la sua identità:

«… Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?» … «Che cosa è più facile: dire al paralitico “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati, prendi la tua barella e cammina”? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, dico a te – disse al paralitico –: àlzati, prendi la tua barella e va’ a casa tua». Mc 2, 6-11

Dietro la presenza di Gesù si intravede la presenza di Dio. Ma in che relazione sono Dio e Gesù? Lui stesso lascia trasparire la presenza e l’azione di Dio, ma in modo che chi gli sta davanti sia in qualche modo costretto a ragionarci su, a verificarla. Gesù non dice ‘io sono Dio’, vuole che chi lo incontra si ponga la domanda: chi sei?

…tutta la città fu presa da agitazione e diceva: «Chi è costui?». Mt 21, 10
…“chi è dunque costui, del quale sento dire tali cose?”. Lc 9, 9
…“chi è costui, al quale anche il vento e il mare obbediscono?”. Mc 4, 41

Ora Gesù fa tre cose che non dovrebbe fare:
- va a mangiare a casa di Levi con i peccatori e i pubblicani.
- con i suoi discepoli non digiuna mentre dovrebbe farlo.
- lascia che i discepoli facciano un lavoro non permesso in giorno di sabato.

Gesù, facendo queste tre cose, suscita una domanda fondamentale: perché?

È una domanda essenziale, per diversi motivi:

denota curiosità e interesse in chi la pone.
È vero che alcune di queste persone trasformeranno questa curiosità in rifiuto e ostilità, ma inizialmente non è così.
richiede una risposta da parte di Gesù.
Dopo essere riuscito a suscitare curiosità e interesse, Gesù ora può spiegare, motivare le sue azioni.
può suscitare un nuovo modo di vedere le cose.
Chi tra gli interlocutori di Gesù si era chiesto fino a quel momento se quello che aveva imparato e stava facendo (stare lontano dai peccatori, digiunare, osservare il Sabato) era la cosa giusta?
mette in discussione anche se stessi.
Il pericolo che corre ogni religione non è tanto l’osservare certe norme e regole, quanto il farlo senza chiedersi il perché. Gli scribi chiedono a Gesù perché fa quello che fa. Nel rispondere vedremo che Gesù fa a sua volta a loro la stessa domanda: perché osservate queste norme?

Ora proviamo a vedere ciascuno dei tre gesti di Gesù, per notare altri particolari:

1

Passando, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre stava a tavola in casa di lui, anche molti pubblicani e peccatori erano a tavola con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano. Allora gli scribi dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: «Perché mangia e beve insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, Gesù disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».


Gesù si pone di fronte alle norme religiose in un modo particolare. Solitamente una volta accettata una norma la si segue, perché dà sicurezza, o per paura di incorrere in sanzioni o punizioni, o per entrambe le cose. Se ho fatto ‘quello che dovevo fare’ posso ritenermi a posto sia con me stesso che con l’autorità.
Gesù non infrange le norme e le leggi, specialmente le leggi di Dio

Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. Mt 5, 17

però mette le norme e le leggi al servizio della persona, non viceversa. Come appare evidente in questa affermazione che ritroveremo più avanti:

“Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato”

Gesù mette al primo posto le persone, anche i peccatori. Non viola la norma, la mette a servizio delle persone per le quali è stata fatta. Non considera insignificanti le leggi e le norme, non le calpesta. Non dice ai farisei: ‘questi peccatori sono migliori di voi’, e neppure dice ‘questi non sono affatto peccatori’. Le leggi che queste persone hanno violato rimangono intatte e valide. Anche Gesù li considera peccatori, esattamente come i farisei. Quello che Gesù cambia è l’atteggiamento verso di loro.
Per i farisei l’importante è salvaguardare se stessi: la scelta di non contaminarsi con i peccatori ha questo come scopo. Ed è uno scopo nobile ed elevato: non voler commettere il male (anche se contiene un’imperfezione: l’identificare il male con chi lo commette). Ma è anche uno scopo egoistico. Loro pensano solo a sé.
Anche per Gesù è importante non commettere il male, ma il suo sguardo è più ampio. Non solo non vuole commettere il male lui, ma vuole che non lo commettano neppure gli altri.
Mentre i farisei pensano a salvare se stessi, Gesù pensa a salvare i peccatori.
Pensare a se stessi è una buona cosa. Ma pensare agli altri è cosa migliore.

È necessario salvarsi insieme.
È necessario arrivare insieme a Dio.
È necessario presentarsi insieme.
Non si può arrivare a trovare Dio gli uni senza gli altri.
Sarà necessario ritornare tutti insieme alla casa del Padre.
Bisogna pensare un poco anche agli altri.
Bisogna lavorare un poco gli uni per gli altri.
Cosa ci dirà se torneremo gli uni senza gli altri?
Charles Peguy

Pensare a salvare se stessi fa correre il rischio di estremizzare a danno degli altri: pur di salvare me stesso arrivo a uccidere l’altro. È quello che faranno i farisei.
Pensare a salvare gli altri fa correre un rischio simile, ma in una prospettiva opposta: pur di salvare gli altri sono disposto a donare me stesso. È quello che farà Gesù.
Per gli scribi dei farisei i peccatori devono essere tenuti lontani: sono peccatori, non bisogna stare con loro.
Per Gesù lo stesso motivo diventa spinta a fare esattamente il contrario: sono peccatori, bisogna stare con loro.

2

I discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Vennero da lui e gli dissero: «Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». Gesù disse loro: «Possono forse digiunare gli invitati a nozze, quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora, in quel giorno, digiuneranno. Nessuno cuce un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo porta via qualcosa alla stoffa vecchia e lo strappo diventa peggiore. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri, e si perdono vino e otri. Ma vino nuovo in otri nuovi!».


Un altro gesto provocatorio di Gesù che suscita la domanda: perché?. La risposta di Gesù a questa domanda riguardante il digiuno gli permette di stuzzicare i suoi interlocutori sulla propria identità. Il digiuno rituale, oltre che essere una delle tante norme della legge ebraica da rispettare, aveva come scopo esprimere la propria consapevolezza di essersi allontanati da Dio: rinuncio al cibo perché voglio dimostrare a Dio che è solo lui che mi dà la vita, e io sono stato irriconoscente verso di lui perché me ne sono allontanato.
Gesù accetta questo gesto e il suo significato. Non si burla di loro dicendo ‘che stupidi che siete, mangiate e divertitevi’. Ma dice loro che non devono digiunare, perché lo Sposo (cioè Dio) è lì con loro. Non è lontano. E se è lì con loro non c’è motivo di digiunare.
Un altro degli indizi della propria divinità che Gesù lascia dietro di sé.

3

Avvenne che di sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli, mentre camminavano, si misero a cogliere le spighe. I farisei gli dicevano: «Guarda! Perché fanno in giorno di sabato quello che non è lecito?». Ed egli rispose loro: «Non avete mai letto quello che fece Davide quando si trovò nel bisogno e lui e i suoi compagni ebbero fame? Sotto il sommo sacerdote Abiatàr, entrò nella casa di Dio e mangiò i pani dell’offerta, che non è lecito mangiare se non ai sacerdoti, e ne diede anche ai suoi compagni!». E diceva loro: «Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato».


Quest’ultima frase l’abbiamo già anticipata. Ma è importante evidenziarla, perché contiene e riassume tutta la visione che Gesù porta dell’uomo e del mondo. È un modo ci considerare le leggi e le norme religiose come aiuti alla vita dell’uomo, non come ostacoli. Questo però richiede attenzione, consapevolezza, anche coraggio. Perché bisogna essere capaci di adattare le norme alla vita, ma anche la vita alle norme, nella consapevolezza che chi ha stabilito le norme aveva come obiettivo la vita di tutti gli uomini, non le mie esigenze personali. 

 

2 commenti:

  1. Grazie dei tuoi commenti.

    Lo dico una volta sola e vale per tutto l'anno, OK?
    Se no devo ripetermi sempre e sembro un cuculo.

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