giovedì 14 giugno 2012

tendi la mano



Entrò di nuovo nella sinagoga.

Le tre scene precedenti ci hanno mostrato Gesù che faceva cose un po’, diciamo, originali. Con i presenti, in particolare i farisei, che tentavano di farsi spiegare da lui il perché di quei comportamenti. Richieste di chiarimenti e di spiegazioni, magari perplessità e diffidenza, ma nessuno scontro. Adesso qualcosa cambia. Gesù non è più in riva al mare o in mezzo ai campi. Ora è nella sinagoga, sede ‘ufficiale’ della comunità ebraica.

Vi era lì un uomo che aveva una mano paralizzata, e stavano a vedere se lo guariva in giorno di sabato, per accusarlo. 


L’atteggiamento dei farisei verso Gesù è cambiato. Non sono più solo curiosi e interessati. Stanno a vedere che fa per accusarlo. Come mai questo cambio di atteggiamento? Gesù ha toccato il Sabato, e lo ha fatto in una sinagoga. Il Sabato è il giorno del Signore, secondo le indicazioni della Genesi e dell’Esodo:

Dio, nel settimo giorno, portò a compimento il lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro che aveva fatto. Dio benedisse il settimo giorno e lo consacrò, perché in esso aveva cessato da ogni lavoro che egli aveva fatto creando. Gn 1, 2-3

Ricordati del giorno di sabato per santificarlo: sei giorni faticherai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: tu non farai alcun lavoro … perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il giorno settimo. Perciò il Signore ha benedetto il giorno di sabato e lo ha dichiarato sacro. Es 20, 8-11

Violando il Sabato Gesù si mette contro la legge di Dio. E lo fa ufficialmente, in una sinagoga. Questa per i farisei non è più solo una cosa da guardare con diffidenza, ma una cosa di cui preoccuparsi. Siamo su un terreno delicatissimo, per le molte implicazioni che porta con sé: c’è in ballo il rispetto di una legge data da Dio: come porsi nei confronti della legge divina? È coinvolta l’autorità delle guide del popolo di Israele: come considerare questa autorità? E come deve porsi l’autorità in caso di violazione della legge? È in discussione l’autorità stessa di Gesù: se si mette contro la legge di Dio come può ancora essere credibile come maestro?

 
Il modo di applicare la Legge ai casi della vita, così come l'ha insegnato Gesù (fondamento della successiva morale cristiana) è ‘aperto’, non nel senso di ritenere ugualmente valida qualunque scelta, ma nel senso che fa riferimento sì a dei fondamenti rivelati, ma non in modo da sentirsene deresponsabilizzati. Gesù riconosce l’autorità della Legge divina:

In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Mt 5, 18-19

ma nello stesso tempo applica le norme che ne derivano in modo ragionato e adattandole alle situazioni che incontra. Invito ad andare a leggere la continuazione del discorso nel cap. 5 di Matteo. Dà un’idea, credo, molto chiara di quello che intende Gesù:

Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio... Mt 5, 20…

La morale ‘chiusa’ (la giustizia degli scribi e dei farisei) è quella che da un lato non transige su ogni singolo comandamento, e dall’altro non sa andare oltre: se si è osservata la norma si è a posto, e non si deve fare niente di più. E non c'è bisogno di chiedersi il perché si deve osservare quella norma.
La morale ‘aperta’ recepisce il comandamento, ne coglie il senso e ne applica le conseguenze fino in fondo. Nel fare questo non si ha nessuna indicazione precisa, oltre al comandamento base. Ciascuno dovrà decidere in base alla propria esperienza, alla propria sensibilità, alla propria coscienza, alla propria valutazione. La morale aperta richiede una continua attenzione al senso di quello che si sta facendo, una conoscenza profonda di tutti i risvolti degli eventi, un’attenzione costante al fine per cui la Legge è stata istituita, che è l’uomo.

Egli disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati, vieni qui in mezzo!». Poi domandò loro: «È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?». Ma essi tacevano.

La domanda che fa Gesù è molto significativa. Non chiede se bisogna osservare o meno il Sabato. Ma se l’osservare la legge del Sabato è più importante del fare il bene o il male.

E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori,

Non vogliono ascoltare. Non vogliono cercare di capire. L’uomo nella sinagoga ha la mano paralizzata, i farisei hanno la mente paralizzata. Gesù apre la mano all’uomo per far aprire la mente ai farisei. Ma non funziona.

disse all’uomo: «Tendi la mano!». Egli la tese e la sua mano fu guarita. 


E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.

Siamo appena agli inizi della presenza pubblica di Gesù, eppure già parlano di farlo morire. Questo dà un’idea di quella che sarà la sua vita pubblica da ora in poi. Lui che porta la presenza di Dio viene contrastato proprio da coloro che intendono servire lo stesso Dio. La conclusione che ne tiriamo subito noi, istintivamente, è che gli uomini che si piccano di parlare a nome di Dio sono quelli che meno fanno la sua volontà. Ma è una conclusione sbagliata. I farisei sono sinceramente e onestamente preoccupati della situazione. E ne hanno tutte le ragioni. Sono i custodi di una rivelazione che è la stessa che Gesù è venuto a portare a compimento, non a distruggere. Il problema dei farisei, che è anche il tasto su cui Gesù sta insistendo, è che non riescono più a cogliere il senso profondo di quella legge che difendono. Hanno dato più importanza alla legge che non a Dio che l’ha rivelata. E non serviranno neppure i miracoli (segno che c’è Dio in azione) a convincerli:

… “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”». Lc 16, 31


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