domenica 11 gennaio 2015

Squarci



Mc 1, 7-11

Preparando la meditazione sulla festa di oggi del battesimo di Gesù mi sono posto questa domanda:

a che serve il battesimo?

Il vangelo del giorno di Natale tra le altre cose diceva:

Tutto è stato fatto per mezzo di lui (Cristo) e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. Gv 1, 3

E questa affermazione me ne ha richiamate alcune altre:

Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Col 1, 16
Un solo Dio Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti. Ef 4, 6
Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò. Gen 1, 27

Se tutti sono già immagine di Dio, se sono creati per mezzo di Cristo e se Dio è già presente in tutti, a che serve essere battezzati, ricevere i sacramenti, far parte di una chiesa e scegliere una fede?
Spesso, in questa occasione del battesimo di Gesù chiedo alla mia gente durante l’omelia a che serve il battesimo. E invariabilmente la risposta era ‘ci fa diventare figli di Dio’. Al che ribatto: Allora chi non è battezzato non è figlio di Dio? Silenzio.
Bisogna sempre fare attenzione alle semplificazioni eccessive e alle risposte preconfezionate (quando non preconcette). Tornando alla domanda, la ritengo fondamentale in questi tempi in cui si moltiplicano le distinzioni, le differenziazioni e le contrapposizioni. La scelta di schierarsi da qualche parte porta sempre in sé il rischio di contrapporsi ad una parte diversa, che poi diventa avversa e finisce per diventare nemica. Il capire il significato delle proprie scelte e il motivarle dovrebbe (non sempre è così, ahimè) portare anche a comprendere, anche non condividendole, le scelte e le motivazioni degli altri.
Dunque, perché essere battezzati se già tutta la nostra essenza originale ci è stata già data?
Per rispondere, stamattina durante la messa ho fatto vedere ai bambini una ghianda, ho chiesto loro cosa fosse e non hanno saputo rispondere. Idem quando ho chiesto da una ghianda quale albero sarebbe germogliato. Vabbè, non era questo lo scopo della dimostrazione. Ho detto loro ancora: questa ghianda ha già in sé tutte le informazioni che le servono per diventare una quercia, quindi basta che io la appoggi da qualche parte e crescerà. Daniele mi ha subito risposto di no. Perché no? Perché manca l’acqua. E Marianna ha aggiunto: manca la terra. Altri poi a cascata gli altri hanno aggiunto la luce, e poi il caldo, il sole…


Ecco a cosa serve il battesimo: a diventare pienamente ciò che potremmo essere e che siamo già per la nostra origine: parte di Dio. E’ l’acqua con cui veniamo irrigati. E gli altri sacramenti, la preghiera, la Parola di Dio, la comunità cristiana e la Chiesa sono gli elementi per mezzo dei quali ciò che siamo già può svilupparsi.
Poi la quercia diventerà automaticamente bella, dritta e svettante? Non è detto, magari crescerà storta e malaticcia. Il battesimo, come gli altri sacramenti, non ha lo scopo di formarci alla perfezione, ma di darcene la possibilità. Il resto dipende da noi e qualche volta da altri. Se il seme originario, pur bagnato, viene immerso in un terreno povero e con poca luce, crescerà male. Se verrà soffocato da altre piante non potrà crescere come si deve. Ma questa è un'altra storia.

Inevitabilmente i fatti di questi giorni hanno riacceso le discussioni riguardo alla religione. A me personalmente delle dimostrazioni dell’esistenza di Dio non è che importi molto. Sono certamente importanti e interessanti, per carità, ma accettando (fidandomi di) Cristo come Dio che le ha bypassate presentandosi in carne ed ossa, diventano assai meno rilevanti. Mi si obietterà che ciò che Cristo avrebbe rivelato di Dio è contraddittorio o insufficiente. E’ possibile, certo. A mio avviso, in base alla mia scarsissima esperienza personale e alla mia limitatissima riflessione, queste testimonianze sono sufficientemente credibili e affidabili e ho deciso di fidarmi di esse. Ecco la mia fede. Non mi interessa tanto l’esistenza di un Dio. Anche perché di per sé non porta assolutamente nulla alla mia vita. Mi interessa la possibilità che Dio si sia fatto vedere e sentire. Allora sì che diventa interessante. In Cristo vedo questa possibilità.  
Nel vangelo di oggi, ultima lettura dell’ultimo giorno del tempo di Natale, ritorna una parola che era già stata presentata nella prima lettura della prima domenica di Avvento. L’ho letta come risposta a quella invocazione:

Se tu squarciassi i cieli e scendessi! Is 63, 18
Uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli. Mc 1, 10

In Cristo vedo questo squarcio che mi aiuta a intravvedere qualcosa, anzi molto, di Dio. Questa è la mia fede di cristiano e anche di prete. Non pretendo che altri trovino altrettanto solide le testimonianze su Cristo. Ma queste ci sono. Accetto che qualcuno, anche molti, le trovino insoddisfacenti e insignificanti. Continuerò ad approfondirle, per quel che riuscirò, e continuerò ad ascoltare con chi non la pensa come me, perché questo mi aiuta a pensare meglio. Ma mi rendo anche conto che raramente sarò in grado di confrontarmi con queste persone. Perché non ne sono capace, e la mia gente spesso ne è ancora meno capace di me.
Tutte le argomentazioni logiche e scientifiche, pur, ripeto, molto interessanti e illuminanti, sono al di fuori della portata della maggior parte delle persone ‘normali’. Parlare di logica, di metodo scientifico, di verificabilità delle fonti e delle testimonianze è certamente auspicabile, ma quanti sono in grado di farlo? E non è solo una questione di studi scolastici. Continuamente ho a che fare con persone che vivono una normalissima vita quotidiana, che hanno famiglia e che conducono aziende, che quindi non sono né ignoranti né culturalmente limitati, e che pure almeno un po’ hanno studiato, ma che non sono in grado di seguire una discussione un po’ approfondita sulla religione, o sulla politica, o sull’etica, o sulla vita in generale senza tirare in ballo pregiudizi, banalizzazioni o chiusure mentali. Che ne facciamo di queste persone? Le ignoriamo? Le escludiamo come incompatibili con il genere umano? Sono la stragrande maggioranza di questo genere umano. Personalmente, se dovessi scegliere tra i sapienti e gli ignoranti, scelgo questi ultimi. Di cui peraltro faccio parte.

Ogni volta che mi trovo in questo dilemma mi viene in mente questo testo di Paolo di Tarso:

Non tutti hanno questa scienza; alcuni, per la consuetudine avuta fino al presente con gli idoli, mangiano le carni come se fossero davvero immolate agli idoli, e così la loro coscienza, debole com'è, resta contaminata. Non sarà certo un alimento ad avvicinarci a Dio; né, se non ne mangiamo, veniamo a mancare di qualche cosa, né mangiandone ne abbiamo un vantaggio. Badate però che questa vostra libertà non divenga occasione di caduta per i deboli. Se uno infatti vede te, che hai la scienza, stare a convito in un tempio di idoli, la coscienza di quest'uomo debole non sarà forse spinta a mangiare le carni immolate agli idoli? Ed ecco, per la tua scienza, va in rovina il debole, un fratello per il quale Cristo è morto!
I Cor 8, 7-11



2 commenti:

  1. Bellissimo.

    Ma senti, tu fai intervenire durante la predica?

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  2. Sì, spesso lo faccio, ma solo alla messa delle 11, quando ci sono bambini e famiglie.

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