mercoledì 7 febbraio 2018

E' più forte di me



Mc 1, 21-28

Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, a Cafàrnao, insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.

Gesù ha autorità. Evidentemente il suo modo di insegnare possiede un’autorevolezza che gli scribi non hanno, ma questa autorità la si può intendere anche come l’essere autore di ciò che sta avvenendo. Il vangelo non esiste ancora, e Gesù stesso lo sta scrivendo, lo sta creando con le sue parole e con le sue azioni.

Nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro

Il termine ‘spirito’ è uno di quelli che maggiormente confondono le idee. Anche se l’origine della parola in latino richiama il respiro, la vita, quindi qualcosa di interiore, nel linguaggio parlato noi occidentali intendiamo genericamente con spirito qualunque cosa richiami al soprannaturale, quindi qualcosa o qualcuno al di fuori di noi. Nella cultura ebraica per ‘spirito’ si intende sì qualcosa di soprannaturale ma anche e prima ancora l’interiorità della persona. Quello che noi occidentali chiameremmo forse il ‘cuore’.

…il faraone si svegliò: era stato un sogno. Alla mattina il suo spirito ne era turbato. Gen 41, 7-8
Sansone bevve, il suo spirito si rianimò ed egli riprese vita. Gdc 15, 19
Entrò da Acab la moglie Gezabele e gli domandò: “Perché mai il tuo spirito è tanto amareggiato e perché non vuoi mangiare?”. I Re 21, 5

Dunque, prima di vedere all’opera qualcosa di soprannaturale e di demoniaco, possiamo cogliere in quest’uomo nella sinagoga di Cafarnao ‘uno spirito’, cioè un cuore, ‘impuro’. Da questo spirito, da questo cuore impuro, quest’uomo è posseduto. Credo possa essere saggio per ciascuno di noi verificare se possiede il cuore impuro, contaminato da qualcosa. E credo che onestamente possiamo ammettere che queste contaminazioni non ci sono del tutto estranee. Contaminazioni affettive, emotive, ossessive, aggressive ce ne portiamo dentro ogni giorno. Chi di noi non è stato almeno alcune volte preda di ansie, preoccupazioni, desideri travolgenti, emozioni difficilmente controllabili? Anche l’uomo della sinagoga ha il cuore contaminato. E questa contaminazione è diventata per lui un vincolo, una schiavitù. Ne è posseduto, non riesce più da solo a liberarsene. È più forte di lui (quante volte abbiamo sentito o pronunciato questa espressione!).


e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci?

Credo che a tutti sia successo qualche volta di assistere alla scena di qualcuno che viene accusato o criticato dei suoi atteggiamenti e invece di mettersi in discussione si inalbera e reagisce violentemente: ‘Fatti gli affari tuoi!’, ‘Non rompermi le scatole!’.

Io so chi tu sei: il santo di Dio!».

Questa frase è più misteriosa. Lascia intravvedere dietro a questo atteggiamento una conoscenza che va oltre l’umano. Prima di inoltrarmi però a vedere dietro (o dentro) a quest’uomo una presenza maligna, mi fermerei a considerare un altro aspetto molto più, diciamo, alla nostra portata. È un aspetto legato a ciò che si diceva poco fa: la reazione di stizza e di ribellione presuppone che chi ci sta criticando o accusando abbia in fondo ragione. E noi questa ragione non vogliamo sentirla perché dovremmo ammettere di aver sbagliato e in più darci da fare a cambiare i nostri atteggiamenti. Cosa che non vogliamo fare, quindi reagiamo urlando (‘cominciò a gridare’) e aggredendo (’che vuoi da me?’). Sappiamo benissimo che l’altro ha ragione (‘io so chi tu sei’), ma non vogliamo ascoltare.

E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!».

Lo vedremo ancora più avanti, Gesù non lascia parlare gli ‘spiriti’. Perché? Eppure lui è ancora sconosciuto, e gli farebbe comodo un po’ di pubblicità. Ma non è questo che vuole. Sapere intellettualmente che Gesù è ‘il santo di Dio’ in realtà non ci serve a molto. Così come conoscere a memoria tutti i vangeli non aumenta il nostro rapporto con Cristo. Una consapevolezza personale la si può ottenere solamente con una frequentazione costante e prolungata con lui. Questo ‘spirito’, il cuore di quest’uomo, sa chi è Gesù, ma non ha nessuna intenzione di ascoltarlo o di seguirlo. Ecco perché Gesù lo fa tacere. Per arrivare a conoscere Gesù (che è diverso dal sapere chi è Gesù) occorre per prima cosa ascoltarlo, poi seguirlo e per molto tempo stare con lui. La vera professione di fede avverrà al termine del vangelo, non all’inizio:

Il centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, sentito il terremoto e visto quel che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: “Davvero costui era Figlio di Dio!”. Mt 27, 54

Per arrivare a questa esclamazione ci vuole in mezzo tutta l’esperienza degli apostoli, della folla, del centurione stesso. Un’esperienza di confronto con Cristo, di ascolto, di incomprensione magari, anche di ribellione e di diffidenza, ma sempre al suo seguito. Questo ‘spirito’ sa bene chi è Gesù ma non lo vuole. Mi viene in mente l’episodio del ricco, dove non ci sono spiriti ma c’è certamente una possessione.

Mentre Gesù usciva per mettersi in viaggio, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?”. Gesù gli disse: “Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre”. Egli allora gli disse: “Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza”. Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: “Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi”. Ma egli, rattristatosi per quelle parole, se ne andò afflitto, poiché aveva molti beni. Mc 10, 17-22
 
 
E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.

Liberarsi dalle proprie contaminazioni, dalle proprie dipendenze, non è facile. Pensiamo a quelle dipendenze più eclatanti che sono la droga, l’alcool, il fumo o il gioco. Quanto è difficile uscirne! E anche le altre dipendenze a cui abbiamo accennato non sono da meno quanto a fatica nel liberarsene.

Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!». La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

Non ho volutamente tirato in ballo satana nel commentare questo episodio. Innanzitutto perché non mi pare che si parli principalmente di lui, come abbiamo visto. In secondo luogo perché diffido un po’ di chi tira in ballo il diavolo tutti i momenti. Come cristiano riconosco in Cristo il vincitore del maligno e quindi non devo più preoccuparmene granchè, e poi ritengo che essere creati liberi significa anche assumersi tutte le responsabilità. E vedere sempre il diavolo in azione per farci compiere il male mi sembra troppo deresponsabilizzante e contrario al messaggio di Cristo, che pure di satana parla quando necessario. Infine c’è un ultimo motivo: quando facciamo il male non c’è bisogno che satana intervenga, facciamo già tutto noi. A lui non resta che stare a guardare.


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