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giovedì 2 maggio 2013

Berlicche 18



Mio caro Malacoda,
perfino sotto Ciriatto Sannuto devi aver appreso nel collegio la tecnica monotona della tentazione sessuale, e dal momento che, per noi spiriti, questo argomento è quanto mai stucchevole (benchè necessario come parte della nostra educazione), voglio passarci sopra. Ma sui grandi problemi che esso implica credo che tu abbia molto da imparare.
Ciò che il Nemico esige dagli uomini prende la forma di un dilemma: o astinenza completa, oppure assoluta monogamia. Fin dalla prima grande vittoria di Nostro Padre abbiamo reso loro difficilissima la prima. E negli ultimi secoli abbiamo continuato a restringere sempre più la seconda, come via di evasione. Abbiamo fatto ciò per mezzo dei poeti e dei romanzieri, che hanno convinto gli esseri umani che un’esperienza curiosa e di solito di breve durata chiamata da essi ‘innamorarsi’, è l’unico motivo rispettabile per sposarsi. Che il matrimonio può, e dovrebbe, rendere permanente questa eccitazione. E che un matrimonio che non lo fa non obbliga più.
Codesta idea è la nostra parodia di un’idea che viene dal Nemico. Tutta la filosofia dell’inferno consiste nel riconoscimento dell’assioma che una cosa non è un’altra, e specialmente che un io non è un altro io. Il mio bene è il mio bene, il tuo è il tuo. Ciò che uno guadagna un altro perde. Perfino un oggetto inanimato è ciò che è, perché esclude dallo spazio che occupa tutti gli altri oggetti. Se si espande, lo fa spingendo da una parte tutti gli altri oggetti, oppure assorbendoli. E l’io fa la stessa cosa. Con le bestie l’assorbimento prende la forma del cibarsi. Per noi significa assorbire la volontà e la libertà da un io più debole in uno più forte. ‘Essere’ significa ‘essere in competizione’. Orbene, la filosofia del Nemico non è né più né meno di un continuo tentativo di evasione da questa verità evidentissima. Egli ha di mira una contraddizione: le cose devono essere molte e tuttavia, in qualche modo, anche una. Il bene di uno deve essere anche il bene di un altro. Egli chiama questa impossibilità ‘amore’, e questa stessa panacea può scoprirsi in tutto ciò che egli fa, e perfino in ciò che egli è (o pretende di essere). Così, egli non si accontenta neppure in se stesso di essere una pura unità matematica, e pretende di essere tre così come uno, affinchè questo assurdo riguardo all’amore trovi un punto d’appoggio nella sua stessa natura. All’altra estremità della scala introduce nella materia quell’oscena invenzione, l’organismo, nel quale le parti sono pervertite dal loro destino naturale di competizione perché collaborino. Il suo vero motivo per fissarsi sul sesso come metodo di riproduzione tra gli esseri umani risulta troppo chiaro dall’uso che egli ne ha fatto. Dal nostro punto di vista il sesso avrebbe potuto essere innocentissimo. Avrebbe potuto costituire semplicemente un’altra maniera con la quale l’io più forte depredava l’io più debole, come di fatto avviene per i ragni, dove la sposa conclude le nozze mangiandosi lo sposo. Ma tra gli esseri umani il Nemico ha associato gratuitamente l’affetto tra le due parti con il desiderio sessuale. Ha inoltre reso la figliolanza dipendente dai genitori e ha dato ai genitori l’impulso di sostenerla, producendo in tal modo la ‘famiglia’, che assomiglia all’organismo, solo è peggiore perché i membri sono più distinti, e tuttavia anche uniti in una maniera più cosciente e più responsabile. Tutta la costruzione infatti si riduce ad essere semplicemente un’altra invenzione per trascinare dentro all’Amore. Ora viene lo scherzo: il Nemico ha descritto la coppia sposata come ‘una sola carne’. Non ha detto ‘una coppia felicemente sposata’, e neppure ‘una coppia che si è sposata perché i due si amavano’, ma si può fare in modo che gli uomini ignorino tutto ciò. Si può anche far loro dimenticare che quell’uomo che si chiama Paolo non ha ristretto la cosa alle coppie sposate. Semplicemente il congiungimento, per lui, forma ‘una sola carne’. Si può così fare in modo che gli esseri umani accettino come eulogie retoriche dell’essere innamorati quelle cose che di fatto non sono se non semplici descrizioni del vero significato del rapporto sessuale. La verità è che, ogni volta che un uomo va con una donna, piaccia loro o non piaccia, sorge tra di loro una relazione trascendentale che deve essere eternamente goduta o eternamente sopportata. Dall’affermazione vera che questa relazione trascendentale era stata voluta perché producesse e (se la si pone con spirito di obbedienza) troppo spesso produrrà di fatto, l’affetto e la famiglia, gli uomini possono venire indotti a concludere la falsa credenza che la misura di affetto, paura e desiderio che essi chiamano ‘essere innamorato’ sia l’unica cosa che fa felice il matrimonio. Questo errore si può produrre con facilità perché, nell’Europa occidentale, spessissimo l’innamorarsi precede i matrimoni, che vengono fatti con l’intenzione di obbedire ai disegni del Nemico, vale a dire con l’intenzione della fedeltà, della fecondità e della buona volontà, come molto spesso, sebbene non sempre, l’emozione religiosa accompagna la conversione. In altre parole, bisogna incoraggiare gli uomini a considerare come base del matrimonio una versione a colori vivaci e distorta di qualcosa che il Nemico promette veramente come suo risultato. Ne seguiranno due vantaggi. In primo luogo, gli esseri umani che non hanno il dono della continenza si allontaneranno con terrore dal cercare il matrimonio come una soluzione, perché non si sentono ‘innamorati’. E, grazie a noi, l’idea di sposarsi per qualsiasi altro motivo appare loro come bassa e cinica. Sì, pensano proprio così. Essi considerano l’idea della lealtà verso un compagno allo scopo di recarsi un aiuto reciproco, o di preservare la castità, o di trasmettere la vita, come qualcosa di più basso che non una tempesta di emozione. (non tralasciare di far credere al tuo uomo che la funzione religiosa del matrimonio è ripugnante). In secondo luogo, qualsiasi infatuazione sessuale dovrà essere considerata come ‘amore’, e si deve far credere che ‘l’amore’ scusa l’uomo da ogni colpa, e lo protegge da tutte le conseguenze dello sposare un pagano, uno sciocco o un vizioso. Ma ritornerò sull’argomento nella prossima lettera.

Tuo affezionatissimo zio

Berlicche

mercoledì 6 febbraio 2013

Berlicche 17


Mio caro Malacoda,
la maniera sprezzante con la quale nella tua ultima lettera hai parlato della gola come di un mezzo per accalappiare le anime dimostra soltanto la tua ignoranza. Una delle grandi conquiste degli ultimi cento anni è stata quella di ottundere la coscienza umana su quell’argomento, tanto che ora ti sarà difficilissimo sentire una predica su questo tema o trovare una coscienza che ne sia turbata in tutta l’Europa presa in lungo e in largo. È stato in gran parte l’effetto di aver noi concentrato tutti gli sforzi sulla golosità di Delicatezza, e non sulla golosità di Eccesso. La madre del tuo paziente, come ho appreso dall’incartamento, e come tu puoi aver saputo da Farfarello, ne è un esempio eccellente. Essa si meraviglierebbe (e un giorno, spero, si meraviglierà) di venire a sapere che tutta la sua vita è trascorsa sotto la schiavitù di questo genere di sensualità, che le è completamente celato dal fatto che le quantità coinvolte sono piccole. Ma che cosa importa la quantità, se riusciamo a usare della pancia di un uomo e del suo palato per produrre litigi, impazienza, mancanza di carità e preoccupazione per il proprio io? Farfarello tiene ben salda questa donna nella sua mano. Essa è un vero terrore per gli ospiti e per i domestici. Ogni volta che le viene posto innanzi qualcosa esce a dire, con un dimesso sospiretto, e con un sorriso: “Oh, grazie, grazie… io desidero solamente una tazza di tè, debole ma non troppo debole, e un pezzettino di crostino abbrustolito ben croccante”. Vedi? Poiché ciò che vuole è più piccolo e meno costoso di ciò che le è stato messo davanti, non riconoscerà mai come golosità la sua determinazione di avere ciò che vuole, benchè possa recare grande disturbo agli altri. Nel momento stesso che cede al sua appetito crede di mettere in pratica la temperanza. In un ristorante pieno di folla esce in un piccolo strillo sul piatto che la cameriera, stanchissima dal lavoro, le ha presentato, e dice: “Oh, e troppo, troppo! Portatelo via e datemene solo un quarto”. Se le si fanno rimostranze, dice che è per non far consumare la roba. In realtà lo fa perché quella speciale ombra di delicatezza della quale l’abbiamo resa schiava si sente offesa alla vista di un cibo di quantità maggiore di quanto in quel momento desiderava.
Il valore positivo del lavoro silenzioso e delicato che Farfarello sta facendo da anni su questa vecchia signora può venire misurato dal modo con il quale il suo stomaco domina ora tutta intera la sua vita. Quella donna è nello stato mentale che noi chiamiamo del ‘desiderio solamente’. Essa desidera solamente una tazza di tè preparata come si deve, o un uovo bollito come si deve, oppure una fetta di pane abbrustolita come si deve. Ma non si trova mai una domestica o un’amica che sia capace di fare quelle semplici cose ‘come si deve’, poiché il suo ‘come si deve’ nasconde una insaziabile richiesta degli esatti, dei quasi impossibili piaceri del palato che essa immagina di ricordare dal passato; un passato che descrive come ‘i giorni nei quali si potevano avere buone domestiche’, ma che noi sappiamo essere i giorni nei quali i suoi sensi si accontentavano con più facilità, ed ella aveva piaceri di altro genere, che la rendevano meno soggetta a quelli della tavola. Intanto, il disappunto giornaliero produce ogni giorno cattivo sangue: le cuoche se ne vanno e le amiche si raffreddano. Se mai il Nemico le mette in tesa il debole sospetto che si interessa troppo al cibo, Farfarello contrattacca suggerendole che non le interessa ciò che mangia lei stessa, ma che ‘le piace che le cose siano fatte bene per il suo ragazzo’. Di fatto, naturalmente, la sua golosità è da molti anni la fonte principale del disagio che egli prova in casa.
Ora, il tuo paziente è figlio di sua madre. Pur lavorando indefessamente, con perfetta ragione, sugli altri fronti, non devi trascurare una piccola infiltrazione silenziosa nel campo della gola. Essendo uomo non è facile che si lasci prendere dalla trappola mimetizzata del ‘desidero solamente’. I maschi si fanno diventare ghiottoni con l’ausilio della loro vanità. Bisognerebbe ottenere che si credano grandi intenditori in fatto di cibi, che diano a intendere che hanno scoperto l’unico ristorante della città nel quale le braciole sono fatte veramente ‘come si deve’. Ciò che comincia come vanità può essere trasformato poco a poco in abitudine. Ma, da qualsiasi lato lo si prenda, l’importante è di fargli raggiungere quello stato nel quale il rifiuto di un qualsiasi suo desiderio (non importa quale, champagne o tè, Sole Colbert o sigarette) lo fa uscire dai gangheri, perché in tal caso la sua carità, la sua giustizia e la sua obbedienza sono tutte in tua balìa.

Tuo affezionatissimo zio

Berlicche


lunedì 5 novembre 2012

Berlicche 16



Mio caro Malacoda,
nella tua lettera hai accennato per caso che, dal momento della sua conversione, il tuo paziente ha continuato a frequentare una chiesa, e una sola, e che non ne è completamente soddisfatto. Posso chiederti che cosa stai facendo? Perché non mi fai pervenire rapporti sulle cause della sua fedeltà alla chiesa parrocchiale? Non capisci che ciò, se non è dovuto a indifferenza, è una cosa molto brutta? Certamente sai che se non si riesce a curare un uomo dall’andare in chiesa, la cosa migliore è mandarlo per tutto il vicinato in cerca di una chiesa che ‘vada bene’ per lui, affinchè diventi un buongustaio e un esperto in chiese. Le ragioni sono ovvie. In primo luogo l’organizzazione parrocchiale dovrebbe essere sempre attaccata perché essendo un’unità di luogo e non di simpatie, porta insieme gente di diverse classi e di differente psicologia in quel genere di unità che il Nemico desidera. Il principio della congregazione, d’altro lato, riduce ogni chiesa a una specie di circolo, e infine, se tutto va bene, in un’accolita o fazione. In secondo luogo la ricerca di una chiesa ‘che vada bene per lui’ fa dell’uomo un critico là dove il Nemico lo vuole scolaro. Dal laico in chiesa egli vuole un atteggiamento che può, si, essere critico nel senso che rifiuta ciò che è falso o inutile, ma che è assolutamente privo di critica nel senso che non valuta, non perde tempo a pensare ciò che rifiuta, ma si apre in una recettività umile, priva di commento su qualsiasi nutrimento venga somministrato. (tu vedi quanto basso, quanto privo di spiritualità, quanto irrimediabilmente volgare è il Nemico!). Codesto atteggiamento, specialmente durante le prediche, crea la condizione (assai ostile a tutta la nostra politica) nella quale i luoghi comuni diventano veramente udibili dall’anima umana. È difficile trovare una predica, un libro che possa non essere pericoloso per noi, qualora venga accolto con tale atteggiamento dello spirito. Perciò ti prego di muoverti e di far fare a questo sciocco il giro di tutte le chiese del vicinato al più presto possibile. Il rapporto di quanto hai fatto finora non ci ha molto soddisfatto.
Mi sono informato, all’ufficio, delle due chiese che gli sono più vicine. Ambedue si raccomandano per qualche cosa. Nella prima il parroco è un uomo che si è talmente occupato, per molto tempo, di annacquare la fede per renderla più facile per una parrocchia che crede incredula e di dura cervice, che ora è lui a stupire i suoi parrocchiani per la sua mancanza di fede, e non viceversa. Egli ha minato il cristianesimo di più di un’anima. Anche il suo modo di comportarsi durante le funzioni è ammirevole. Al fine di risparmiare ai laici tutte le difficoltà, ha abbandonato il lezionario e i salmi d’obbligo, ed ora, senza accorgersene, gira e rigira incessantemente intorno alla piccola macina dei suoi quindici salmi preferiti e delle sue venti lezioni favorite. Siamo perciò al sicuro dal pericolo che qualsiasi verità non già conosciuta a lui o al suo gregge possa mai giungere loro attraverso la Scrittura. Ma forse il tuo paziente non è stupido abbastanza per questa chiesa.
Nell’altra chiesa troviamo padre Spike. Gli esseri umani si trovano spesso in imbarazzo e non riescono a capire fin dove arrivano le sue opinioni, perché un giorno è comunista e il giorno seguente non lontano da una specie di fascismo teocratico. Un giorno tutto politica, il giorno dopo proclama che tutti gli stati di questo mondo sono allo stesso modo ‘sotto il giudizio’. Noi naturalmente vediamo l’anello di congiunzione, che è l’Odio. Quell’uomo non può risolversi a predicare cose che non siano dirette a impressionare, a recare dispiacere o imbarazzo, a umiliare i suoi genitori o i suoi amici. Una predica che questa gente potesse accettare sarebbe per lui insipida né più né meno di una poesia che essi fossero in grado di scandire. Ma ti devo mettere sull’avviso che ha un difetto fatale: egli crede davvero. E ciò potrebbe rovinare tutto.
Ma codeste due chiese hanno in comune una cosa: quella di essere entrambe chiese di partito. Mi pare di averti già avvertito prima che il tuo paziente, se non lo si può tenere lontano dalla chiesa, dovrebbe almeno essere violentemente attaccato a qualche partito nel suo ambito. Non intendo riferirmi alle questioni strettamente dottrinali; quanto a quelle, più tiepido sarà e meglio è. Non è sulla dottrina che noi principalmente ci fidiamo per produrre la malevolenza. Invece è un vero godimento far scoppiare l’odio fra coloro che dicono ‘messa’ e coloro che dicono ‘santa comunione’, mentre nessuno di loro potrebbe chiarire la differenza tra la dottrina, ad esempio, di Hooker e quella di san Tommaso d’Aquino in un modo che possa apparire ragionevole per almeno cinque minuti. E tutte le cose puramente indifferenti (le candele, i vestimenti o che so io) sono un terreno meraviglioso per le nostre attività. Abbiamo allontanato per sempre dalla mente degli uomini ciò che quel tipo pestilenziale di Paolo soleva insegnare sui cibi e sulle altre cose non essenziali, vale a dire che l’essere umano che non ha scrupoli dovrebbe sempre cedere di fronte a chi invece li ha. Tu forse pensi che non potevamo non vedere l’applicazione che se ne doveva fare. Ti aspetteresti di trovare che il fedele che appartiene alla chiesa ‘bassa’ faccia la genuflessione e il segno di croce per timore che la coscienza del fratello della chiesa ‘alta’ fosse tentato di irriverenza, e che chi appartiene alla chiesa ‘alta’ si astenga da quegli esercizi per non tradire il fratello della chiesa ‘bassa’ e tentarlo di idolatria. Così sarebbe avvenuto se non avessimo lavorato senza posa. Senza un tale lavoro, la varietà di usi nella chiesa di Inghilterra sarebbe divenuta un vero semenzaio di carità e di umiltà.

Tuo affezionatissimo zio

Berlicche

martedì 17 aprile 2012

berlicche 13


Mio caro Malacoda,
mi pare che ti ci vogliano troppe pagine per narrare una storia molto semplice. La cui conclusione è che ti sei lasciato sfuggire il tuo giovanotto dalle dita. La situazione è gravissima. E io non vedo proprio ragione alcuna per la quale dovrei proteggerti dalle conseguenze della tua incapacità.
Un pentimento e un rinnovamento di ciò che l’altra parte chiama ‘grazia’ della grandezza che tu descrivi, è una sconfitta di prim’ordine. Equivale a una seconda conversione, e probabilmente a un livello più profondo della prima. Come avresti dovuto sapere, la nube asfissiante che ti ha impedito di attaccare il paziente nella sua passeggiata di ritorno dal vecchio mulino è un fenomeno ben noto. È l’arma più barbarica del Nemico, e generalmente vien fuori quando egli è direttamente presente al paziente in certe maniere non ancora perfettamente classificate. Alcuni esseri umani ne sono circondati in permanenza, e rimangono perciò inaccessibili a noi.
Veniamo ora alle tue balordaggini. Secondo la tua stessa confessione, dapprima hai permesso al tuo paziente di leggere un libro che veramente gli piaceva, del quale veramente godeva, e non per poter far poi osservazioni intelligenti con i suoi nuovi amici. In secondo luogo gli hai permesso di fare una passeggiata fino al vecchio mulino e di prendervi il tè; una passeggiata attraverso un paesaggio che veramente gli piaceva, e fatta da solo. In altre parole, gli hai permesso due veri, positivi piaceri. Sei stato così ignorante da non vederne il pericolo? La caratteristica dei Dolori e dei Piaceri è che non si può sbagliare sulla loro realtà, e perciò, in quanto esistono, offrono all’uomo che li prova una pietra di paragone con la realtà. Così, sei ti fossi provato a dannare il tuo giovanotto con il metodo romantico, facendone una specie di cavaliere Aroldo e di Werther immerso in un sentimento di compassione personale per cordogli immaginari, avresti dovuto far sì che non provasse in nessun modo un dolore vero. Perché, naturalmente, cinque minuti di genuino mal di denti rivelerebbero i dolori romantici per quell’assurdo che sono e metterebbero a nudo il tuo stratagemma. Ma ti eri messo a dannare il tuo paziente per mezzo del mondo, vale a dire col presentare la vanità, il daffare, l’ironia e il tedio costoso come se fossero dei piaceri. Come non sei riuscito a capire che un piacere vero era l’ultima cosa che avresti dovuto lasciargli incontrare? Come non hai previsto che avrebbe proprio annientato tutto l’inganno che tanto laboriosamente gli hai insegnato a valutare? E che quel genere di piacere che il libro e la passeggiata gli davano era il più pericoloso di tutti? Che gli avrebbe tolto tutta quella specie di crosta che eri riuscito a formargli sulla sua sensibilità e fatto sentire che stava tornando a casa, che stava guarendo? Come preliminare allo staccarlo dal Nemico dovevi staccarlo da se stesso, e avevi già fatto un po’ di progresso si questa linea. Ora tutto è disfatto.
Naturalmente so benissimo che anche il Nemico vuole distaccare gli uomini da se stessi, ma in modo diverso. Ricorda sempre che a lui quel piccoli vermi piacciono veramente, e che pone un assurdo valore assoluto sulla distinzione di ciascuno di loro. Quando dice che devono perdere il loro io, intende solamente dire che devono abbandonare la volontà propria; una volta fatto ciò, in realtà dà loro indietro tutta la loro personalità, e si vanta (sinceramente, temo) che se saranno completamente suoi saranno più che mai se stessi. Quindi, mentre gode nel vederli sacrificare perfino le loro innocenti volontà a lui, odia di vederli allontanare dalla loro natura per qualsiasi altra ragione. E noi invece dovremmo sempre incoraggiarli a farlo. Le più profonde simpatie e i più profondi impulsi di qualsiasi uomo sono la materia prima, il punto di partenza, del quale il Nemico lo ha fornito. Allontanarlo da essi è sempre un punto guadagnato. Perfino in cose indifferenti è sempre desiderabile sostituire le misure del mondo, o della convenzione, o della moda, al posto di ciò che veramente piace o dispiace a un essere umano. A mio avviso andrei molto lontano su questa strada. Mi proporrei come regola di sradicare dal mio paziente qualsiasi forte gusto personale, che non sia un vero peccato, anche nel caso fosse una cosa innocua, come il tifo per il gioco del cricket della sua provincia, o per la collezione di francobolli, o per il cacao. Tali cose, te lo concedo, non hanno nulla della virtù; ma c’è in esse una specie di innocenza, di umiltà e di dimenticanza di sé della quale non mi fido. Colui che gode veramente e disinteressatamente di qualsiasi cosa del mondo, per se stessa, e senza che gliene importi un fico secco di ciò che ne dice la gente, è per ciò stesso armato contro alcuni dei nostri più sottili modi di attaccare. Dovresti sempre preoccuparti di far sì che il tuo paziente abbandoni le persone, o il cibo, o i libri che veramente gli piacciono in favore delle persone ‘migliori’, del cibo ‘giusto’, dei libri ‘importanti’. Ho conosciuto un essere umano che ha trovato le difesa contro forti tentazioni di ambizione sociale in un gusto ancora più forte per la trippa e le cipolle.
Rimane da considerare il modo di riparare al disastro. La cosa migliore è di impedirgli di fare alcunchè. Non importa la sua opinione, anche se elevata, riguardo al nuovo pentimento, purchè non ne faccia un principio di azione. Fa’ in modo che il piccolo bruto si avvoltoli in se stesso. Vi scriva su magari un libro, se ne sente l’inclinazione; è spesso un modo eccellente di sterilizzare i semi che il Nemico pianta in un’anima umana. Lasciagli fare qualsiasi cosa, purchè non venga all’azione. Nessuna quantità di pietà nella sua immaginazione e nei suoi affetti potrà recarci danno, se riusciamo a tenerla lontana dalla sua volontà. Come ha detto uno degli esseri umani, le abitudini attive sono rafforzate per mezzo della ripetizione, ma le passive vengono indebolite. Più spesso egli sentirà senza agire e meno sarà capace di passare all’azione, e con l’andar del tempo sarà meno capace di sentire.

Tuo affezionatissimo zio

Berlicche


venerdì 9 marzo 2012

berlicche 12

Mio caro Malacoda,
è evidente che stai facendo un meraviglioso progresso. L’unico mio timore è che nel tentativo di affrettare il paziente, tu non lo risvegli al senso della sua posizione reale. Tu ed io, che vediamo la sua posizione com’è nella realtà, non dobbiamo mai dimenticare che a lui essa appare totalmente differente. Noi sappiamo di avere già introdotto un cambiamento di rotta nel suo corso, un cambiamento che lo sta già trasportando fuori dalla sua orbita intorno al Nemico. Ma bisogna far sì che egli si immagini che tutte le decisioni che hanno effettuato questo cambiamento di rotta siano banali e revocabili. Non gli si deve permettere di nutrire il sospetto che egli sia ora su una direzione che, sia pure adagio, lo allontana dal sole, su una linea che lo porterà nel freddo e nella tenebra dello spazio più lontano. Per questa ragione sono quasi contento di sapere che va ancora in chiesa e che ancora fa la comunione. So che in ciò non mancano i pericoli, ma ogni cosa è preferibile alla scoperta della rottura che ha fatto con i primi mesi della sua vita cristiana. Finchè mantiene esternamente le abitudini del cristiano, gli si può ancora far credere di essere uno che ha adottato alcuni nuovi amici e nuovi divertimenti, ma il cui stato spirituale è quasi lo stesso di sei mesi fa. E fintanto che pensa così, dobbiamo preoccuparci non del pentimento esplicito di un peccato ben definito, ma soltanto del sentimento vago, quantunque inquietante, che di recente non si sia comportato proprio bene. Questa oscura inquietudine deve essere maneggiata con molta cura. Se divenisse troppo forte potrebbe svegliarlo e rovinare tutto il gioco. D’altra parte, se la sopprimi del tutto (cosa che il Nemico non ti permetterà comunque di fare) perdiamo un elemento della situazione che può essere volto a buon fine. Se si permette di vivere a un tale sentimento, pur non permettendogli di diventare irresistibile e di fiorire in pentimento vero e proprio, esso possiede una tendenza incalcolabile: aumenta la riluttanza del paziente a pensare al Nemico. Tutti gli esseri umani provano una tale riluttanza in quasi tutti i tempi, ma quando pensare a lui significa porsi di fronte e intensificare tutta una vaga nube di consapevolezza semiconsapevole, codesta riluttanza viene accresciuta di dieci volte. Essi odiano ogni idea che abbia riferimento a lui, precisamente come un uomo che si trova in strettezze finanziarie odia la vista stessa di un libretto bancario. In questo stato il tuo paziente non ometterà i suoi doveri religiosi, ma gli diverranno sempre più antipatici. Prima di compierli ci penserà il meno possibile, se lo potrà fare decentemente, e terminati che li abbia li dimenticherà al più presto. Alcune settimane fa dovevi tentarlo all’irrealtà e alla disattenzione nelle preghiere, ma ora lo troverai che ti apre le braccia e quasi ti prega di distrarlo dal suo proposito e di ottundergli il cuore. Desidererà che le sue preghiere siano irreali, poiché di nulla avrà tanto spavento quanto del contatto reale con il Nemico. Suo scopo sarà di lasciare che i vermi che dormono continuino a dormire.
Una volta che questa condizione si sarà stabilita sempre più pienamente, ti libererai dallo stucchevole compito di dovergli offrire i piaceri come tentazioni. Poiché l’inquietudine e la sua riluttanza ad affrontarla lo taglieranno fuori sempre maggiormente dalla vera felicità, e poiché l’abitudine rende i piaceri delle vanità, dell’eccitazione e della volubilità meno piacevoli e insieme più difficili a lasciarsi (questo è infatti ciò che l’abitudine fortunatamente dona al piacere) ti accorgerai che qualsiasi cosa, magari un nulla, basterà ad attrarre a sé la sua vagante attenzione. Non ti sarà più necessario un buon libro, che veramente gli piaccia, per tenerlo lontano dalle preghiere, o dal lavoro, o dal sonno; basterà una colonna di pubblicità del giornale di ieri. Potrai fargli perdere tempo non nella conversazione della quale gode, con gente che veramente gli piace, ma in conversazioni con coloro dei quali non gli importa nulla, su argomenti che lo annoiano terribilmente. Potrai riuscire a non fargli far nulla del tutto per lunghi periodi di tempo. Potrai tenerlo alzato fino a notte inoltrata, non a far baldoria rumorosa, ma a tenergli gli occhi aperti su un fuoco spento in una camera fredda. Tutte le attività sane ed esuberanti che noi desideriamo che egli eviti possono essere soppresse, senza dargli in cambio nulla, così che alla fine possa dire, come disse uno dei miei pazienti nel giungere quaggiù: “Ora mi accorgo di aver trascorso gran parte della mia vita non facendo né ciò che dovevo né ciò che mi piaceva”. I cristiani descrivono il Nemico come uno ‘senza il quale nulla è forte’. E il Nulla è assai forte. È tanto forte da rubare all’uomo gli anni migliori non in dolci peccati, ma in una terribile volubilità della mente che si aggira in non si sa cosa senza saperne il perché, nell’appagamento di curiosità così deboli che ne è consapevole soltanto a metà, nel tamburellare con le dita e nel battere i tacchi, nel fischiettare musichette che non gli piacciono, o nel lungo e oscuro labirinto di sogni privi perfino di quel piacere o di quell’ambizione che dia loro un certo gusto, ma che la creatura è troppo debole e troppo intossicata per scrollare da sé.
Dirai che questi sono peccati veniali. Senza dubbio, come tutti i tentatori giovani, tu hai una gran voglia di poter fare un rapporto con qualche delitto spettacolare. Ma ricordati che la sola cosa che ha importanza è la distanza con la quale riuscirai separare il giovanotto dal Nemico. La piccolezza dei peccati non ha importanza, purchè il loro effetto cumulativo scacci l’uomo nel nulla, lontano dalla Luce. Un assassinio non è migliore delle carte da gioco, se le carte riescono a fare il gioco. La strada più sicura per l’inferno, ricordalo, è quella graduale, il dolce pendio, il soffice suolo senza brusche voltate, senza pietre miliari, senza indicazioni.

Tuo affezionatissimo zio

Berlicche

lunedì 27 febbraio 2012

berlicche 11

Mio caro Malacoda,
è evidente che tutto va bene. Godo soprattutto di sapere che i due nuovi amici gli hanno fatto ora conoscere tutta la compagnia. Son tutta gente, come ho potuto controllare dall’archivio, sulla quale si può fare completo affidamento: beffardi e solidamente mondani e sicuri che, senza delitti spettacolari, progrediscono quietamente e comodamente verso la casa di Nostro Padre. Tu parli di loro come di grandi ridanciani. Voglio sperare che ciò non significhi che tu abbia l’impressione che il riso in quanto tale sia in nostro favore. Val la pena di rivolgere l’attenzione su questo punto. Io divido le cause del riso umano in: gioia, allegria, scherzo e volubilità. La prima la troverai tra amici e persone che si vogliono bene, riuniti alla vigilia di un giorno di festa. Tra le persone adulte si presenta di solito qualche pretesto simile agli scherzi, ma la facilità con la quale il minimo motto di spirito produce il riso in un dato momento è una prova che la vera causa non sono gli scherzi. La vera causa noi la conosciamo. Qualcosa di simile viene espresso in molta di quell’arte detestabile che gli esseri umani chiamano Musica, e qualcosa di simile ha luogo in Cielo: un’accelerazione priva di senso nel ritmo dell’esperienza celeste, completamente opaca per noi. Un riso di questo genere non ci porta nessun vantaggio, e dovrebbe essere sempre sconsigliato. Inoltre quel fenomeno è in se stesso disgustoso, così come è un diretto insulto al realismo, alla dignità e all’austerità dell’Inferno.
L’allegria è strettamente associata alla gioia; è una specie di spuma emozionale che sorge dall’istinto del gioco. È di pochissima utilità per noi. Può essere, naturalmente, usata talvolta per allontanare gli umani da qualcosa che il Nemico desidererebbe far loro sentire o fare, ma in se stesse le sue tendenze sono assolutamente indesiderabili: promuove l’altruismo, la contentezza, e molti altri mali.
Lo scherzo propriamente detto, che sorge dall’immediata percezione di una incongruità, è un campo molto più promettente. Non intendo parlare in primo luogo dell’umorismo indecente e immorale, che spesso disillude nei suoi risultati, benchè tentatori di second’ordine ne abbiano una grande fiducia. La verità è che su questo argomento gli esseri umani sono abbastanza chiaramente divisi in due classi. Vi sono quelli per i quali nessuna passione è tanto seria quanto la lussuria, e per i quali una storiella indecente cessa di produrre un senso di lascivia proprio quando diventa ridicola. Mentre in altri il riso e la lussuria vengono eccitati nello stesso momento e dalle stesse cose. Il primo genere scherza sul sesso per le molte incongruenze che suscita; i secondi coltivano le incongruenze in quanto offrono un pretesto per parlare del sesso. Se il tuo uomo è del primo tipo, l’umorismo indecente non ti servirà a nulla (non dimenticherò mai le ore perdute, ore per me di tedio insopportabile, con uno dei miei primi pazienti nel bar e nelle sale per fumatori prima che sapessi di questa regola). Cerca di scoprire il gruppo al quale appartiene il tuo paziente, e procura che egli non lo scopra. L’utilità reale degli scherzi o dell’umorismo consiste in una direzione completamente diversa, e promette bene particolarmente tra gli inglesi, i quali prendono talmente sul serio il loro senso dell’umorismo che una insufficienza in questo senso è quasi l’unica insufficienza della quale sentano vergogna. L’umorismo è per loro la grazia vitale che porta ogni consolazione e (nota bene) ogni scusa. È quindi eccezionale come mezzo per distruggere la vergogna. Se uno lascia che gli altri paghino per lui, è avaro; ma se se ne fa un vanto in modo scherzoso e rinfaccia ai suoi simili di aver fatto le spese per lui, non è più avaro, ma è un tipo ameno. Essere vile semplicemente è vergognoso; esserlo gloriandosene con esagerazioni umoristiche e gesti grotteschi è cosa sulla quale si può passare sopra come divertente. La crudeltà è cosa vergognosa, a meno che l’uomo crudele la possa presentare come uno scherzo fatto a un’altra persona. Mille scherzi indecenti e magari blasfemi non sono di aiuto per la dannazione di un uomo tanto quanto la scoperta che quasi ogni cosa che desidera fare può farsi, non soltanto senza la disapprovazione, ma con l’ammirazione dei suoi simili, se soltanto si riesce a farla in modo che la si tratti come uno scherzo. Questa tentazione può rimanere quasi totalmente celata al tuo paziente grazie alla serietà inglese riguardo all’umorismo. Qualsiasi dubbio che ve ne possa essere troppo può essergli presentata come ‘puritana’ o come prova di ‘mancanza di umorismo’.
Ma la volubilità è la migliore di tutte queste cose. In primo luogo è molto economica. Soltanto un essere umano intelligente può fare del vero spirito sulla virtù e, a dire il vero, su qualsiasi altra cosa; invece qualsiasi uomo lo si può educare a parlare come se la virtù fosse ridicola. Tra la gente volubile si ritiene sempre che lo scherzo sia stato fatto. Nessuno, in realtà, lo fa; ma ogni argomento serio viene discusso in modo tale che si suppone di averne già trovato il lato ridicolo. Se viene prolungata, l’abitudine di fare il chiacchierone leggero e volubile costruisce intorno a un uomo la più fine armatura contro il Nemico che io conosca, ed essa è completamente libera dai pericoli che si accompagnano alle altre fonti del riso. È lontana mille miglia dalla gioia, ottunde l’intelletto invece di renderlo acuto, e non eccita affetto alcuno tra coloro che la praticano.

Tuo affezionatissimo zio

Berlicche