venerdì 14 aprile 2017

Venerdì Santo

Morì per noi l'Unico, per non rimanere solo. 
Non volle essere solo, egli che è morto solo. 
L'unico Figlio di Dio generò molti figli di Dio. 
Si acquistò dei fratelli con il suo sangue. 
Rese così giusti i malvagi. 
Donandosi, ci ha redenti; 
disonorato, ci onorò; 
ucciso, ci procurò la vita.

s. Agostino, discorso 171

giovedì 13 aprile 2017

Giovedì Santo


Dall'«Omelia sulla Pasqua» di Melitone di Sardi, vescovo

Molte cose sono state predette dai profeti riguardanti il mistero della Pasqua, che è Cristo, «al quale sia gloria nei secoli dei secoli. Amen» (Gal 1, 5 ecc.).  Egli scese dai cieli sulla terra per l'umanità sofferente; si rivestì della nostra umanità nel grembo della Vergine e nacque come uomo. Prese su di sé le sofferenze dell'uomo sofferente attraverso il corpo soggetto alla sofferenza, e distrusse le passioni della carne. Con lo Spirito immortale distrusse la morte omicida. Egli infatti fu condotto e ucciso dai suoi carnefici come un agnello, ci liberò dal modo di vivere del mondo come dall'Egitto, e ci salvò dalla schiavitù del demonio come dalla mano del Faraone. Contrassegnò le nostre anime con il proprio Spirito e le membra del nostro corpo con il suo sangue. Egli è colui che coprì di confusione la morte e gettò nel pianto il diavolo, come Mosè il faraone. Egli è colui che percosse l'iniquità e l'ingiustizia, come Mosè condannò alla sterilità l'Egitto. Egli è colui che ci trasse dalla schiavitù alla libertà, dalle tenebre alla luce, dalla morte alla vita, dalla tirannia al regno eterno. Ha fatto di noi un sacerdozio nuovo e un popolo eletto per sempre. Egli è la Pasqua della nostra salvezza. Egli è colui che prese su di sé le sofferenze di tutti. Egli è colui che fu ucciso in Abele, e in Isacco fu legato ai piedi. Andò pellegrinando in Giacobbe, e in Giuseppe fu venduto. Fu esposto sulle acque in Mosè, e nell'agnello fu sgozzato. Fu perseguitato in Davide e nei profeti fu disonorato. Egli è colui che si incarnò nel seno della Vergine, fu appeso alla croce, fu sepolto nella terra e, risorgendo dai morti, salì alle altezze dei cieli. Egli è l'agnello che non apre bocca, egli è l'agnello ucciso, egli è nato da Maria, agnello senza macchia. Egli fu preso dal gregge, condotto all'uccisione, immolato verso sera, sepolto nella notte. Sulla croce non gli fu spezzato osso e sotto terra non fu soggetto alla decomposizione. Egli risuscitò dai morti e fece risorgere l'umanità dal profondo del sepolcro.



lunedì 10 aprile 2017

Discorso della Montagna - ...ma io vi dico



Mt 5, 17-48

Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento. In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli. Poiché io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.

Entriamo nel cuore del discorso della montagna. Mosè aveva portato la legge di Dio al popolo di Israele, legge racchiusa nelle tavole di pietra del decalogo. Ora Cristo, nuovo Mosè, viene a sviluppare, a chiarire e a compiere quella Legge. Non è un perfezionamento dal punto di vista di Dio. È la nostra comprensione che è carente. Non solo per i nostri comprensibili limiti (Dio poteva anche aver già chiaro cosa intendesse per ‘non uccidere’, ma non è detto che il suo popolo fosse in grado di comprenderlo), ma soprattutto per le nostre distorsioni, delle quali la più lampante è quella ‘degli scribi e dei farisei’. Gli scribi e i farisei hanno fatto una scelta precisa: vincolarsi alla lettera della Legge, dimenticandosi poco a poco del suo significato profondo: l’essere a servizio dell’uomo.

In giorno di sabato Gesù passava per i campi di grano, e i discepoli, camminando, cominciarono a strappare le spighe. I farisei gli dissero: «Vedi, perché essi fanno di sabato quel che non è permesso?». Ma egli rispose loro: «Non avete mai letto che cosa fece Davide quando si trovò nel bisogno ed ebbe fame, lui e i suoi compagni? Come entrò nella casa di Dio, sotto il sommo sacerdote Abiatàr, e mangiò i pani dell'offerta, che soltanto ai sacerdoti è lecito mangiare, e ne diede anche ai suoi compagni?». E diceva loro: «Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell'uomo è signore anche del sabato». 2, 23-28

Il discorso della Montagna ha come scopo svelare il cuore della Legge, che è un mezzo, non un fine.

Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna.
Se dunque presenti la tua offerta sull'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all'altare e va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono.
Mettiti presto d'accordo con il tuo avversario mentre sei per via con lui, perché l'avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia e tu venga gettato in prigione. In verità ti dico: non uscirai di là finché tu non abbia pagato fino all'ultimo spicciolo! 


Il modo con cui sapremo guardare la norma della Legge per cercare il bene dell’altro diventerà il criterio con cui saremo giudicati noi stessi:

Parlate e agite come persone che devono essere giudicate secondo una legge di libertà, perché il giudizio sarà senza misericordia contro chi non avrà usato misericordia; la misericordia invece ha sempre la meglio nel giudizio. Gc 2, 12.13

Le affermazioni che seguono non sono che l’esemplificazione di questo criterio di fondo: il rapporto con la donna, la parola data, la risposta al male ricevuto, l’atteggiamento di fronte al nemico sono diverse situazioni quotidiane in cui calare il ‘nuovo’ comandamento: cercare sempre il bene dell’altro, non accontentarsi di aver rispettato le norme.

Avete inteso che fu detto: Non commettere adulterio; ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore. Se il tuo occhio destro ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geenna. E se la tua mano destra ti è occasione di scandalo, tagliala e gettala via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geenna. Fu pure detto: Chi ripudia la propria moglie, le dia l'atto di ripudio; ma io vi dico: chiunque ripudia sua moglie, eccetto il caso di concubinato, la espone all'adulterio e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.
Avete anche inteso che fu detto agli antichi: Non spergiurare, ma adempi con il Signore i tuoi giuramenti; ma io vi dico: non giurate affatto: né per il cielo, perché è il trono di Dio; né per la terra, perché è lo sgabello per i suoi piedi; né per Gerusalemme, perché è la città del gran re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno.
Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente; ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l'altra; e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due. Dà a chi ti domanda e a chi desidera da te un prestito non volgere le spalle.
Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.

Il ‘ma io vi dico’ ripetuto ogni volta ha un senso di autorità molto grande, perché Gesù riprende la Legge promulgata da Dio e non solo ne dà interpretazione, ma la fa tornare al senso originario. Siamo nei giorni della Settimana Santa, e proprio questa pretesa di Gesù di essere autore della Legge lo condurrà alla condanna e alla morte.

Si riunirono attorno a lui i farisei e alcuni degli scribi venuti da Gerusalemme. Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani immonde, cioè non lavate - i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavate le mani fino al gomito, attenendosi alla tradizione degli antichi, e tornando dal mercato non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, stoviglie e oggetti di rame - quei farisei e scribi lo interrogarono: “Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani immonde?”. Ed egli rispose loro: “Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto:
Questo popolo mi onora con le labbra,
ma il suo cuore è lontano da me.
Invano essi mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini.
Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini”. E aggiungeva: “Siete veramente abili nell'eludere il comandamento di Dio, per osservare la vostra tradizione. Mosè infatti disse: Onora tuo padre e tua madre, e chi maledice il padre e la madre sia messo a morte. Voi invece dicendo: Se uno dichiara al padre o alla madre: è Korbàn, cioè offerta sacra, quello che ti sarebbe dovuto da me, non gli permettete più di fare nulla per il padre e la madre, annullando così la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte”. Mc 7, 1-13


C'era un uomo che aveva una mano inaridita, e lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato per poi accusarlo. Egli disse all'uomo che aveva la mano inaridita: “Mettiti nel mezzo!”. Poi domandò loro: “E' lecito in giorno di sabato fare il bene o il male, salvare una vita o toglierla?”. Ma essi tacevano. E guardandoli tutt'intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse a quell'uomo: “Stendi la mano!”. La stese e la sua mano fu risanata. E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire. Mc 3, 1-6

Avvicinatisi dei farisei, per metterlo alla prova, gli domandarono: “E' lecito ad un marito ripudiare la propria moglie?”. Ma egli rispose loro: “Che cosa vi ha ordinato Mosè?”. Dissero: “Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di rimandarla”. Gesù disse loro: “Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma all'inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina; per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola. Sicché non sono più due, ma una sola carne. L'uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto”. Mc 10, 2-9

Vedremo alla fine del discorso della montagna questa affermazione:

Quando Gesù ebbe finito questi discorsi, le folle restarono stupite del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità e non come i loro scribi.  Mt 7, 28-29

Gesù ha autorità, non solo nel senso di autorevolezza, quanto nel senso che si rivela come l’autore della Legge, così come ne era autore Dio che l’aveva consegnata al suo popolo.

giovedì 23 marzo 2017

Sono io!




Gv 4, 5-42

Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere».

Un incontro tra Gesù e una donna in cui possiamo intravvedere l’incontro tra Dio e l’umanità. Gesù nella sua incarnazione assume tutte le nostre caratteristiche. Quella che accade alla samaritana non è una visione, un’apparizione mistica. È un vero incontro da uomo a donna. Gesù è stanco e ha sete. Credo abbia anche caldo, vista l’ora. Proprio perché questa presenza di Dio non è né celestiale né miracolosamente divina, non è neppure una presenza schiacciante, intimorente e spaventosa per la donna. Dio si fa uomo al punto di aver bisogno dell’uomo: ‘dammi da bere’.

I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi.

Giovanni inserisce qui un piccolo inciso che si genererà una situazione ironica più avanti. Ma al di là di questo possiamo notare una cosa più importante: ciò che spinge sia la donna che i discepoli (e anche ciascuno di noi) a muoversi, ad andare a cercare, sono per prima cosa le esigenze fisiche e materiali. Lei viene a cercare acqua, loro vanno a cercare cibo. Anche Gesù ha sete, e le chiede da bere. Ma quello che potrebbe essere una prima occasione di incontro e di conoscenza trova un primo ostacolo:

Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani.

Quanti possibili incontri sono stati impediti da pregiudizi come questo! E non solo tra persone. Anche il nostro rapporto con Dio può essere ostacolato da valutazioni superficiali, etichette, idee distorte. Se mi faccio un’immagina sbagliata di Dio poi questa rimarrà sempre come filtro, se non come muro, tra me e lui.


Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua».

Ho messo come titolo a questo post l’affermazione che Gesù fa verso la fine, rivelandosi come Messia. Ma lui si rivela molte volte durante questo incontro. Qui si propone come la fonte di acqua viva, il vero obiettivo di chi sta cercando a partire dalle esigenze fisiche, ma che ha sete di ben altro.

Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero».

Questa donna sta cercando l’amore della sua vita e non l’ha ancora trovato, nonostante abbia i suoi sei uomini. E come prima Gesù le si è presentato come la fonte di acqua viva, colui che può dissetarla per la vita eterna, così ora si svela come il vero amore, l’uomo da sempre cercato ma non ancora trovato. Ma siccome la discussione si va facendo un po’ troppo personale, la donna vira verso un’altra polemica.

Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare».

Ancora una volta ‘noi contro di voi’. Ancora una volta una questione formale (in realtà di poca importanza a livello interiore) prevale su un aspetto molto più vitale, mascherandolo. La donna cambia argomento, tira fuori una polemica religiosa (e si sa che con le questioni politiche e forse calcistiche, quelle religiose sono tra le maggiori generatrici di scontro e di risentimento).

Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità».

Gesù, pur senza scadere nel relativismo (dice chiaramente ‘noi adoriamo ciò che conosciamo perché la salvezza viene dai giudei’), riesce a non farsi invischiare nella questione ‘noi-voi’. A lui interessa l’incontro vero, non le sue maschere.


Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».

La donna cambia ancora discorso, forse nel tentativo di rimandare a un momento futuro: quando arriverà il Messia ci spiegherà tutto (intanto adesso non ci voglio pensare). Ma non credo si aspettasse la risposta di Gesù. Il momento del Messia è già arrivato.
Insomma, pur con molta delicatezza, Gesù si propone alla donna come il compimento delle sue attese: è lui l’acqua viva di cui lei ha sete. È lui il vero uomo che lei non ha ancora trovato. È lui il Messia che lei sta aspettando.

In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?».

Poveretti... si sono persi tutto l’incontro e non capiscono niente. Mentre nonostante tutto la samaritana, pur partendo da necessità fisiche come la ricerca d’acqua e pur passando anche lei attraverso i suoi bravi pregiudizi, è arrivata a percepire in Gesù il Messia, loro sono ancora al punto di partenza: dopo aver cercato cibo ora si fermano al pregiudizio nei confronti della donna.

La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui.

La Samaritana fa un gesto significativo: lascia lì l’anfora e va a raccontare ai suoi compaesani quello che le è capitato. La sete e la ricerca di acqua hanno lasciato il posto a qualcosa di più importante e urgente. La donna ha trovato ben altro che un pozzo!

Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera.

La situazione Gesù-discepoli diventa ulteriormente ironica. Loro pensano a mangiare, ma Gesù pensa a qualcosa di ben più importante. Lui ha già mangiato!

Voi non dite forse: ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica».

Questo inciso è tutto per i discepoli. Troppo impegnati nel valutare situazioni e persone dal punto di vista solo materiale, non sono capaci di cogliere l’occasione di incontro che invece Gesù ha vissuto così bene.

Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

Gli ultimi due passaggi che portano all’incontro di Gesù con tutti gli altri samaritani del villaggio della donna sono la testimonianza della donna e il loro incontro personale con lui: ‘noi stessi abbiamo udito e sappiamo’. La contrapposizione noi-loro non esiste più.