giovedì 29 settembre 2016

la Ferrari non fa pubblicità



Lc 16, 19-31

Gesù disse ai farisei: «C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.

Questa parabola ci fa notare alcuni comportamenti molto insidiosi per la nostra fede di cristiani. Gesù ne presenta tre negli atteggiamenti di questo uomo ricco.

Il primo: non accorgersi dell’altro. Quest’uomo ricco non è cattivo, non è malvagio. Semplicemente non sa più vedere intorno a sé. Si sta disconnettendo dalla realtà. E come capita spesso in questi casi, atteggiamenti e comportamenti diventano autoreferenziali e abnormi. Che si voglia stare bene e vivere in modo agiato e sereno è una cosa che desideriamo tutti e che cerchiamo di realizzare per quanto ci è possibile. Ma il continuo confronto con il mondo in cui viviamo ci aiuta (e a volte ci costringe) a non assolutizzare le nostre aspirazioni e a non pensare solo a noi stessi. Accorgersi degli altri è un grande aiuto per noi.


Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”. Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”.

Il secondo: dimenticarsi dell’eternità. Ovviamente la parabola è indirizzata a ebrei, quindi credenti. Quindi questa prospettiva va data per scontata. Ma ahimè anche da noi credenti l’orizzonte eterno può essere dimenticato o almeno passare in secondo piano. Il ricco della parabola non si ricorda più che nella prospettiva della fede  la nostra vita supera la morte ed è chiamata all’eternità, e che tutto quello che facciamo ha delle conseguenze che vanno ben oltre la morte. In questo esempio la giustizia divina rimette a posto quello che era stato squilibrato. Ma l’accento non è posto tanto sulla punizione quanto sul fatto che quest’uomo avrebbe potuto lui stesso equilibrare le cose nella sua vita e non l’ha fatto. E avrebbe potuto equilibrarle proprio con l’aiuto della prospettiva eterna (oltre che con la sensibilità personale e l’attenzione all’altro che ormai ha perso, come notavamo prima).

Gesù disse poi una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un buon raccolto. Egli ragionava tra sé: Che farò, poiché non ho dove riporre i miei raccolti? E disse: Farò così: demolirò i miei magazzini e ne costruirò di più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia. Ma Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà? Così è di chi accumula tesori per sé, e non arricchisce davanti a Dio». Lc 12,16-21


E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».

Il terzo: non ascoltare la parola di Dio. L’importanza della rivelazione viene qui sottolineata dal desiderio stesso dell’uomo di salvare almeno in suoi fratelli. Venga mandato qualcuno ad avvisarli. Ma l’avviso è già stato dato. Anche il ricco aveva a disposizione questo avviso. Poteva leggere, meditare e ascoltare e mettere in pratica la Parola di Dio ma non l’ha fatto.
È interessante notare come quest’ultimo aspetto della parabola richiami qualcosa di molto attuale: un certo alone che a volte ci circonda, fatto di aver già visto e sentito tutto, che mi sembra somigli molto alla ricchezza dell’uomo della parabola. Un benessere annoiato che non sa più interessarsi a nulla e che per essere svegliato deve essere colpito da qualcosa di forte, di potente, di strabiliante: ‘se qualcuno dei morti andrà da loro si ravvederanno’. La risposta di Abramo è lapidaria: ‘Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti’. 
Se anche uno risorgesse dai morti, non direbbe nulla di diverso da quello che già hanno detto Mosè e i Profeti. Quello che conta è la rivelazione fatta da Dio, non il modo con cui questa rivelazione si presenta. Non è uno spot pubblicitario, che punta a stupire, colpire, abbagliare, e che deve colpire tanto più quanto meno importante è il prodotto. Un prodotto in sé eccezionale non ha bisogno di essere pubblicizzato. La Ferrari non fa pubblicità delle sue auto.

 


Nessun commento:

Posta un commento